Storia del passaporto: info utili e curiosità

Esiste una classifica dei passaporti più potenti del pianeta, quelli che cioè permettono ai loro titolari di viaggiare e visitare un gran numero di Paesi senza dover passare prima dall’iter per il rilascio di un visto. L’elenco viene aggiornato tutti gli anni e attualmente al primo posto troviamo il documento degli Emirati Arabi Uniti, seguito in seconda posizione da quello della Nuova Zelanda mentre sul terzo gradino del podio c’è un gruppo di Paesi tra i quali è presente anche l’Italia. Fanalino di coda è infine l’Afghanistan con il relativo passaporto che dà infatti libero accesso a pochissimi Stati.

Storia del passaporto

Sappiamo bene quanto il passaporto sia un documento amato, un vero e proprio simbolo di libertà e indipendenza per i globetrotter e i turisti in generale. Ogni timbro che viene apposto sulle sue pagine è una testimonianza, un ricordo sempre pronto a tornare in vita. Il passaporto è parte di noi e della nostra storia personale e smarrirlo – specie durante un viaggio – è un vero e proprio guaio. Ecco perché è bene informarsi e sapere sempre cosa fare e come comportarsi in caso di passaporto perso: si potranno così ridurre gli inconvenienti e i rallentamenti di percorso.

La storia infinita di un documento le cui tracce si trovano anche nella Bibbia

Prima di passare in rassegna qualche curiosità interessante sul passaporto, sarà utile precisare come quello del libretto con le pagine emesso dalla propria Nazione di appartenenza per viaggiare nel mondo sia un concetto piuttosto recente. C’è un riferimento persino nella Bibbia – libro di Neemia – dove si racconta di un ufficiale persiano che portava con sé una lettera di re Artaserse I, che chiedeva ai ‘governatori al di là del fiume’ di garantirgli il passaggio in sicurezza. Ma come ci si muoveva tra Stati prima dall’avvento di questo documento?

Era necessario fare richiesta per un lasciapassare ad ogni singolo viaggio: una pratica che si poteva attivare in modo piuttosto semplice ovunque nel mondo. Le origini del passaporto inteso come mezzo di identificazione sono da ricercare all’epoca di Enrico V, che nel XV secolo concesse uno specifico documento ai propri sudditi che potesse dimostrarne l’identità oltre i confini britannici. Ci sono messaggi nascosti in alcuni passaporti, che diventano visibili solo in particolari condizioni di luce. Quello canadese contiene ad esempio il simbolo nazionale ovvero le foglie d’acero ma anche le Niagara Falls, mentre invece quello norvegese cela un’aurora boreale.

Il colore del passaporto, i criteri per le fotografie e la falsificazione

Ciascun passaporto è caratterizzato da un suo specifico colore. E perché quello italiano – e anche tutti dei Paesi appartenenti alla Comunità Europea – viene realizzato in bordeaux? La scelta risale nello specifico al 1981, dopo un’apposita riunione degli stati membri. C’è anche chi ritiene che il colore del passaporto – si parla per l’esattezza di ‘burgundy’ nel documento – sia un omaggio alla Francia, culla del relativo design.

Vennero evitati il verde, tipico degli Stati islamici, e il blu che invece è quello utilizzato per i passaporti degli Stati Uniti d’America. Anche la fotografia deve rispondere a canoni ben precisi: non si deve sorridere e l’espressione del viso dev’essere mantenuta neutra per fare in modo di agevolare soprattutto negli aeroporti i sistemi per il riconoscimento facciale. Un tempo, ormai lontano, non era così. Basta ricordare il caso del passaporto del celebre scrittore Arthur Conan Doyle: correva l’anno 1915 e l’autore di Sherlock Holmes esibiva un passaporto con una foto di famiglia (lui, moglie e figli seduti su un bel calesse).

Si ritiene che il passaporto più complicato da falsificare sia quello rilasciato dal Nicaragua – che si trova al numero 41 nella classifica dei passaporti più potenti del pianeta – Conta infatti 89 funzioni di sicurezza, compresi ologrammi e filigrane speciali ma anche codici a barre bidimensionali. I tempi sono cambiati, insomma, da quando Marco Polo si muoveva grazie a un documento che gli era stato concesso da Kublai Khan, leggendario condottiero mongolo. Di cosa si trattava? Era composto da due tavolette d’oro con un’iscrizione che garantiva al navigatore veneziano di viaggiare sempre in sicurezza. Fatto sta che il fascino del passaporto è davvero senza tempo e quando arriva il momento di esibirlo vuol dire che siamo pronti a iniziare una nuova avventura – che sia di lavoro o di svago non ha importanza – in terra straniera.