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Processo “Infinito”, a Milano 110 condanne su 119 imputati

‘Ndrangheta: a Milano 110 condanne affiliati cosche Lombardia

Pene fino a 16 anni, dopo sentenza grida e insulti da imputati

MILANO, 19 novembre 2011 – Il gup di Milano, Roberto Arnaldi, ha condannato 110 dei 119 imputati nel maxiprocesso per le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia scaturito dall’operazione ‘Infinito’ del luglio 2010.

Le condanne arrivano fino ad un massimo di 16 anni di reclusione. Tra gli imputati numerosi boss delle cosche attive in Lombardia. Molti detenuti, dopo la lettura della sentenza, hanno gridato insulti, come ”buffoni”, e applaudito ironicamente per protesta.

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3 Responses to Processo “Infinito”, a Milano 110 condanne su 119 imputati

  1. Ettore Ferrero...

    20 novembre 2011 at 21:39

    In breve due sentenze epocali: Il Crimine e Infinito.In due, 2500 anni di condanna.Due sentenze di due maxiprocessi, che si spera seguano tutto l’iter processuale sino in Cassazione con il medesimo risultato.
    Grazie…-

  2. La sentenza

    20 novembre 2011 at 15:29

    Maxi processo ‘ndrangheta, 110 condanne a Milano
    Infiltrazioni delle cosche a Nord, 32 ore per il verdetto

    Pene fino a 16 anni accolte da applausi ironici e insulti all’indirizzo dei magistrati e degli avvocati. Tra gli imputati ci sono numerosi boss delle cosche attive in Lombardia

    Sono state necessarie 32 ore di camera di consiglio per decidere le condanne del maxiprocesso di ‘ndrangheta, scaturito dall’operazione ‘Infinito’ del luglio 2010 e relativo alle infiltrazioni della mafia calabrese al Nord. Alla fine il Gup del tribunale di Milano, Roberto Arnaldi, ha emesso 110 condanne con pene fino a 16 anni. Condanne accolte da ironici applausi e insulti all’indirizzo dei magistrati e anche degli avvocati da parte dei detenuti seduti nelle gabbie nell’aula bunker di Via Ucelli di Nemi.

    La sentenza, in sostanza, ha confermato in pieno l’impianto accusatorio della Dda di Milano, guidata da Ilda Boccassini, sull’esistenza di una ‘cupola’ lombarda dell’ndrangheta, con infiltrazioni nel mondo imprenditoriale e istituzionale. In particolare la pena più alta (16 anni di reclusione) è stata inflitta ad Alessandro Manno, presunto capo della ‘locale’ di Pioltello, una delle 15 ‘locali’ individuate dagli inquirenti tra Milano e i comuni limitrofi. La richiesta di condanna per lui era stata di 20 anni.

    Cosimo Barranca, presunto boss della cosca di Milano, è stato condannato a 14 anni. Una condanna a 12 anni è stata invece data a Pasquale Zappia, che dall’accusa era considerato il ‘capo dei capi’ eletto nel summit ripreso dalle telecamere e che avvenne il 31 ottobre 2009 nel centro Falcone Borsellino di Paterno Dugnano. Alla lettura della sentenza l’uomo si è sentito male ed è stato portato via in ambulanza.


    Un anno e 4 mesi per turbativa d’asta a Pasquale Valdes, ex sindaco di Borgarello (Pavia), mentre è stato assolto l’ex assessore provinciale milanese Antonio Oliverio,
    come avevano chiesto i pm. Cinque imputati, ai quali non era stato contestato il reato di associazione mafiosa, sono stati assolti, mentre per tre è stato pronunciato il non luogo a procedere perché già condannati per associazione mafiosa e per un imputato è stata dichiarata l’estinzione per morte del reo.

    Il blitz ‘infinito’ della Dda milanese era scattato il 13 luglio 2010 in parallelo all’indagine Crimine della Dda calabrese che aveva coinvolto un altro centinaio di persone. Dei 170 finiti in carcere in Lombardia, 119 imputati avevano scelto il rito abbreviato mentre altri 39 il rito ordinario. Il pm Alessandra Dolci che aveva coordinato l’inchiesta insieme a Paolo Storari e Ilda Boccassini aveva chiesto condanne da uno fino a 20 anni. Nel corso della sua requisitoria aveva parlato di “colonizzazione” in riferimento alla presenza delle cosche nel territorio lombardo.

  3. Ettore Ferrero...

    20 novembre 2011 at 10:06

    Processo ” Il Crimine” predisposto dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, processo ” Infinito” predisposto dalla Procura della Repubblica di Milano, dimostrano la validità dell’impianto accusatorio nei confronti della ‘ndrangheta, anche, al Nord Italia con legami indissolubili dimostrati con le ‘ndrine di Reggio Calabria.
    L’omicidio del boss Carmelo Novella, capo locale di Guardavalle e Legnano – Varese – ha dimostrato a tutti gli effetti come il cordone ombelicale della ‘ndrangheta non viene reciso, ma ha legami fortissimi con la Calabria.
    Allo stesso modo, si attenderà l’evolversi del Maxiprocesso denominato ” Minotauro” predisposto dalla Procura della Repubblica di Torino, già in atto con le prime condanne.
    Inoltre, dà maggiore consistenza a questi processi, l’interesse dei Comuni coinvolti di costituirsi parte civile per la richiesta esplicita dei danni alla ‘ndrangheta, in quanto coinvolti, anche, con politici locali che garantivano appoggio esterno alla consorteria criminale della ‘ndrangheta.

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