Il selenio e la tiroide: cosa c’è da sapere



Un oligoelemento fondamentale per la vita di ogni persona di cui si parla ben poco è il selenio, una sostanza che in natura è presente in varie forme e in numerosi alimenti. Esso è indispensabile, tra l’altro, per lo svolgimento di funzioni regolatorie e di funzioni difensive del corpo umano: ciò è possibile per effetto delle cosiddette seleno-proteine, che non sono altro che specifici enzimi il cui lavoro è possibile unicamente se il selenio è a disposizione.

A cosa serve il selenio

Rivolgendosi a un nutrizionista a Roma si può scoprire, tra l’altro, che questo oligoelemento è coinvolto anche nel funzionamento della ghiandola tiroidea. Sono ben tre, infatti, le seleno-proteine che hanno un ruolo nella sintesi degli ormoni tiroidei. Si tratta della tioredoxina reduttasi, della iodotironina deiodinasi e della glutatione-perossidasi. La prima ha un’azione antiossidante, dal momento che catalizza le reazioni di ossidoriduzione; la seconda elimina dalla T4 un atomo di iodio e la trasforma in T3, favorendo l’attivazione degli ormoni tiroidei e la loro inattivazione; la terza ha, a sua volta, un’azione antiossidante, dal momento che diminuisce gli effetti negativi dei radicali liberi, da cui potrebbe dipende l’apoptosi, vale a dire la morte cellulare. Non solo: i radicali liberi alterano anche la sintesi di una proteina, la tireoglobulina, che è coinvolta nella sintesi di T3 e T4.



Il metabolismo degli ormoni tiroidei

La sintesi della tireoglobulina è resa possibile dalla tireoperossidasi, un’enzima che lavora legandovi degli atomi di iodio. Nella reazione che si innesca vengono generati dei radicali liberi, per neutralizzare i quali c’è bisogno di sistemi di difesa antiossidanti. Una carenza degli enzimi di difesa può essere innescata da un aumento dello stress ossidativo o da un deficit di selenio nel sangue. Il risultato è che vengono generati meno ormoni tiroidei rispetto a quelli che sarebbero necessari. Così, il soggetto interessato deve fare i conti con l’ipotiroidismo. Non bisogna dimenticare, d’altro canto, che una carenza di selenio è in grado di far comparire anche una tiroidite autoimmune nelle persone che hanno una predisposizione per tale patologia.

Dove trovare il selenio

Per integrare il selenio nell’organismo è possibile intervenire su ciò che si mangia, modificando la propria alimentazione: tra i cibi più ricchi di questo oligoelemento si ricordano i molluschi, il pesce e il fegato, ma anche il latte e i suoi derivati, i crostacei e le noci, senza dimenticare la frutta e le arachidi. Contengono selenio, inoltre, la carne, il lievito di birra, il riso e i vegetali. Nel caso in cui il selenio sia presente sotto forma di selenite, essa non può essere sfruttata dall’organismo prima di venire trasformata; la seleno-metionina, invece, viene trattenuta dai tessuti per più tempo e viene assorbita più velocemente.

Sia che venga assunto attraverso degli integratori, sia che venga assunto con la normale alimentazione, il selenio dovrebbe essere sempre accompagnato dalla vitamina E, con cui agisce in sinergia, non solo per la sua azione antiossidante ma anche per la capacità di incrementare l’azione contro i cosiddetti anticorpi anti-tiroidei.