» » » » » » » » » » » » » » REGGIO CALABRIA. Bovino abbattuto a colpi di pistola: polemiche e indignazione per una vicenda che poteva concludersi in modo diverso

MONTAIONE (FI). Ieri pomeriggio si è scatenato il panico nel centro di Reggio Calabria per la presenza di un bovino fuggito da un allevamento e che ha percorso, correndo, buona parte delle vie cittadine, prima di essere “giustiziato” a colpi di pistola dalle forze dell’ordine perché ritenuto troppo pericoloso e non controllabile in alcun modo.

Etichettato da gran parte delle agenzie di stampa come un “toro impazzito”, era in realtà un bovino di pochi mesi, probabilmente di sesso femminile, visibilmente terrorizzato dalle decine di persone che urlando e agitandosi (qualcuno perfino con bastoni in mano) cercavano malamente di bloccarlo, in mezzo a una confusione di sirene e auto sgommanti delle forze dell’ordine. Tutto ciò è evidente nei vari video che sono circolati già ieri, come questo postato su Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=jqRKj-D37CU

Un contesto nel quale un bovino, che ha un comportamento naturale tipico della preda e quindi orientato alla fuga, ha ovviamente aumentato il panico e il disorientamento.

E, proprio quando era entrato in un’area che poteva più facilmente essere chiusa per consentire di farlo calmare, e cioè il parcheggio del Consiglio Regionale, la decisione è stata invece quella di sparargli contro 7 colpi di pistola.

Ihp, insieme ad altre associazioni, nelle prossime ore raccoglierà maggiori elementi per valutare eventuali responsabilità. A tal fine invitiamo i cittadini a fornirci foto, filmati ed eventuali testimonianze oculari relative alla vicenda, scrivendo a ihp@horseprotection.it


Nel frattempo, il presidente di Ihp (Italian Horse Protection Onlus) Sonny Richichi ha scritto una lettera al Direttore di una testata locale che ieri ha pubblicato un articolo dal titolo “E’morto un toro, non un bambino”

Egr. Dott.
Scrivo questa lettera in merito all’articolo apparso sulla sua testata dal titolo “E’morto un toro, non un bambino”.

Leggendo il suo pezzo saltano agli occhi la foga, i toni sopra le righe e le parole offensive – decisamente non comuni per un giornalista – con cui esprime le Sue considerazioni sulle persone che si sono indignate per l’esecuzione dell’animale (cito a caso: “animalisti da strapazzo” … “reazione dei talebani” … “facile fare i finocchi con il culo degli altri” … “è morto un toro non un bambino. Non è successo nulla di grave” … “fondamentalismo animalista” … “una bestia abbattuta per salvaguardare la gente” … “la vita di un essere umano non può valere come quella di un animale”.

Tralasciando questo atteggiamento, che denota una certa alterazione personale che si commenta da sé, vorrei piuttosto entrare nel merito della vicenda per dire che, in effetti, questa storia avrebbe dovuto concludersi in altro modo.


Nelle prossime ore ci sarà modo di valutare alcuni aspetti (come ad esempio l’indisponibilità di un fucile anestetico), ma già dai racconti e dai video disponibili appare evidente una certa improvvisazione e uno scarso coordinamento tra chi è intervenuto. Nessuno discute la buona volontà, ma certamente una adeguata conoscenza delle caratteristiche etologiche avrebbe reso le cose più semplici per tutti, evitando rischi per i cittadini, danni ai veicoli e l’esecuzione di un animale colpevole solo di essere terrorizzato da cotanto inseguimento.


Tutto qui: procedure tutto sommato fattibili, che vengono applicate in casi simili (non penserà mica che quello fosse il primo animale di grossa taglia impaurito, vagante per le vie di una città o di un paese?).

Su una cosa sono perfettamente d’accordo con Lei: chi si è indignato per l’uccisione del bovino dovrebbe, per coerenza, indignarsi anche per la macellazione di milioni di questi animali ogni anno. Ma, vede, questa riflessione poi non deve tradursi nella critica a questi cittadini. Anzi, al contrario dovrebbe essere un’occasione per far riflettere anche sulle altre situazioni in cui invece vige l’indifferenza.


La reazione di sgomento e compassione qui scatta per il fatto di vedere la scena coi propri occhi, mentre negli allevamenti e nei mattatoi tutto avviene lontano dalla vista del “consumatore” e lontano dalle telecamere: invece di zittire chi si indigna per un’uccisione, sarebbe forse più opportuno raccontare e mostrare cosa avviene agli animali allevati e uccisi per la produzione di carne e latte. Magari proprio prendendo spunto dalla storia di questa vitella.

About Luigi Palamara

Reggio Calabria e la sua Provincia dentro la cronaca e non solo.
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