L’arresto di Michele Zagaria, quel “Modello Caserta” vincente del questore Carmelo Casabona
La latitanza di Michele Zagaria, la primula rossa di Gomorra, e' finita intorno a mezzogiorno di una bella giornata di dicembre a Casapesenna, comune di poco piu' di seimila anime del Casertano. Il capo dei Casalesi, l'ultimo anello che mancava alla giustizia per considerare chiusa la stagione di Gomorra, si nascondeva in un bunker ricavato sotto terra, cinque metri sotto il pavimento della villetta al centro del paese in cui da anni aveva trovato rifugio. I poliziotti, una volta certi di averlo individuato, per arrivare a lui hanno dovuto scavare nel cemento armato con una trivella. L'operazione e' stata condotta dalla Squadra Mobile di Napoli, insieme a quella di Caserta e allo Sco della polizia. Il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha disposto la detenzione con il regime del 41 bis per Michele Zagaria. Il provvedimento è stato firmato dal Guardasigilli su richiesta dell’autorità giudiziaria di Napoli.Una casa che si muove sulle rotelle? Fantascienza! Ma sui binari è pura realtà. Miracoli della tecnica costati un occhio della testa. Confidenze, pedinamenti, sonar, metal detector , bussole e dopo tre ore di trapano e trivella il boss è uscito mani in alto e si è arreso a Vittorio Pisani, a Federico Cafiero De Raho, allo Stato. La cupola del clan dei Casalesi, composta da Francesco Schiavone inteso “Sandokhan; Francesco Bidognetti, alias Cicciott’e Mezzanott”; Antonio Iovine, conosciuto come ‘O Ninno; Mario Caterino altrimenti detto ‘A Bott’ e Michele Zagaria, soprannominato “Capastorta” e finanche “il monaco” è stata condannata all’ergastolo, nell’àmbito del processo “Spartacus” il 15 gennaio del 2010. Ad aspettarlo a Novara, al 41 bis, una cella, illuminata h 24, dove sarà sorvegliato a vista. L’attenzione si concentra ora su Matteo Denaro Messina, capo dei capi della Cupola siciliana di Cosa Nostra
L’ARRESTO DEL RE DELLA CAMORRA MICHELE ZAGARIA, DOPO TRE ORE DI MARTELLANTI TRIVELLAZIONI SUL BUNKER SEMOVENTE
“Non sparate, sono Michele Zagaria, disarmato e mi arrendo, voglio parlare con un responsabile”. Di sopra una voce autorevole, quella del primo dirigente della Polizia di Stato: “Sono Vittorio Pisani, ti sto calando un filo elettrico per riaccendere il motore. Vengo a prenderti. Arrenditi, non hai scampo”. E un’altra ben più autorevole, quella del coordinatore della DDA di Napoli, Federico Cafiero De Raho:”Zagaria, sei in trappola. Ế finita, lo Stato ha vinto”. Poi la corsa verso la Questura e da qui al carcere di Secondigliano. Prima di partire per Novara, al 41 bis.” 'Vi chiamavo e non mi sentivate…''. ''Avete vinto voi, ha vinto lo Stato''. L'uscita tra due ali di folla, con i poliziotti festanti, ben 150 quelli che hanno messo sotto assedio Casapesenna. Il presidente del Consiglio Mario Monti, ha chiesto ai ministri dell'Interno e della Giustizia di complimentarsi con le donne e gli uomini della Polizia di Stato e della magistratura:''E' una bella giornata per la Campania e per tutte le persone “. Congratulazioni dal presidente del Senato Renato Schifani e da quello della Camera Gianfranco Fini. il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri ha detto:”L'arresto di Michele Zagaria è un grandissimo successo dello Stato;si tratta di un colpo ''non solo al clan dei Casalesi ma all'intera organizzazione camorristica''. Da New York esulta Roberto Saviano: ''Oggi e' una bella giornata, ma la battaglia contro la criminalità imprenditoriale e' ancora lunga'' capo della Polizia Antonio Manganelli :”Ora, deve iniziare una fase di liberazione dei cittadini, che prevede il totale ripristino della legalità nelle zone controllate dai Casalesi”.
Domenico Salvatore
NAPOLI-La capanna dello zio Tom si è afflosciata, sotto i colpi di trapani, trivelle e buldozer che picconavano da ore, nel cuore della notte. Il “Monaco”, come chiamano da queste parti “don Michele” Zagaria, capo dei capi del clan dei Casalesi, al buio, al freddo e a corto di ossigeno, urlava a squarciagola, dentro il bunker di cemento armato, cinque o sei metri sottoterra. Migliaia di adepti, sono ora…sul lastrico.Vittoria, successo, trionfo? Il coordinatore della DDA di Napoli, Federico Cafiero De Raho, colui che ha guidato tutta l’operazione, non si nasconde la soddisfazione per l’esito dell’importante impresa, ma getta acqua sul fuoco degli entusiasmi:”Andiamoci piano. Rimane sostanzialmente intatta, nonostante gli arresti ed i sequestri dei beni, la struttura imprenditoriale dei Casalesi, la loro presenza nel calcestruzzo, negli appalti, nelle imprese nazionali, nella società presenti in tutte le attività merceologiche, nella aziende bufaline, nella movimentazione terra. Fino a quando non gli toglieremo i soldi non prosciugheremo le loro ricchezze, i capitali, le imprese, fino a quel momento, i Casalesi, potranno andare avanti come se non fosse successo nulla. Riescono a digerire anche gli arresti. Insomma il nemico è ancora forte. L’ex sottosegretario Nicola Cosentino? Gomorra, può anche farne a meno, scegliendo un altro politico in grado di rappresentarli”. Casapesenna, un comune di settemila abitanti in provincia di Caserta era il suo regno. Ben lo sapevano le forze di polizia, che gli davano la caccia da sedici anni. Da quando il capo dei capi del clan dei Casalesi, si era dato alla macchia. Don Michele Zagaria, godeva di tutti gli appoggi e sostegni logistici, di cui ha bisogno un grande latitante per vivere una “prigione dorata”. Collusioni, connubi, complicità, alleanze, relazioni di un certo tipo. In basso ed in alto loco. Ogni volta, il solito ritornello. Come faceva a rimanere per tanto tempo alla macchia? Chi lo proteggeva? Chi gli dava vitto, alloggio, soldi e donne? Perché tante volte è riuscito “misteriosamente” a sottrarsi alla cattura? Chi gli passava le ‘dritte’? Sostegni e coperture istituzionali? Il procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, li bolla come”borghesia mafiosa o mafia borghese, ma anche zona grigia e colletti bianchi. I giornali nelle settimane scorse hanno offerto un campionario. Anche sulla base delle intercettazioni; dei verbali dei pentiti; delle risposte alle domande dei giornalisti, offerte dai magistrati in conferenza stampa….commercialisti, servizi segreti, massoneria, imprenditoria, avvocati, mafiosetti, funzionari statali, politici ad ogni livello, faccendieri, traffichini, brokers, talpe prezzolate e doppiogiochiste ed altra fauna, come i “corvi, i serpenti, i volponi, le iene, i coccodrilli, i piranhas, le tigri, gli squali”. Per combatterli, bisogna avere i cuore di un leone, la memoria di un elefante, la forza di un rinoceronte, la viista di un’aquila.
Ma la cronaca recente ha spifferato anche i nomi di un paio di magistrati. Non è una novità in assoluto, ma fa sensazione. Sedici lunghi anni in cui il re del clan dei Casalesi, riusciva a farla franca per il rotto della cuffia, diverse e svariate volte. Ben lo sapevano che doveva trovarsi lì, sul territorio. Un capo non può allontanarsi mai dalla zona. Perderebbe il prestigio, la faccia ed il potere. Ogni giorno, deve presenziare fisicamente. Per dirimere le questioni, curare gli affari, programmare, giudicare, stringere alleanze e disdire impegni, perché non c’è niente di fisso, di stabile, di duraturo. Casapesenna è stata messa a ferro e fuoco da cinquecento divise di vario colore. Polizia, Carabinieri, Guardie di Finanza, esercito ed aeronautica: ci mancava solo la Marina. Scomodati aerei ed elicotteri. Anche stavolta era garantita la presenza fisica dentro un covo; quello di “don Michele Capastorta”. Si temeva che anche stavolta l’avrebbe passata liscia; che si sarebbe eclissato. Ma appena la Polizia di Stato, intorno alle tre di notte, “taglia” la luce, entrano in scena i buldozer, caterpillar e ruspe. Un putiferio. Il boss del clan dei Casalesi, asserragliato nel suoi bunker, cinque metri sotto la villa, si tappa le orecchie ed aspetta che cessi. Il segno, che se ne vanno. Ma stavolta non è così. Non sarà così. La tana scroscia, trema come se fosse arrivata una tremenda scossa di terremoto. “Don Michele” intuisce che sia giunta la fine. Si arrende. Sventola bandiera bianca. Esce con le mani in alto. Si arrende allo Stato. Alla Polizia. Si fa avanti l’ex dirigente della Squadra Mobile di Napoli, Vittorio Pisani. Come nei fumetti, il re del terrore Diabolik, si arrende a Ginko. Ma non c’è Eva Kant a piangere. Ci sono però, i simpatizzanti, i fiancheggiatori che si vestono di lutto, per la grave perdita. Il procuratore capo della Repubblica di Napoli,Giandomenico Lepore doveva essere alla Scala di Milano, per vedere il don Giovanni, invece si vede il…don Michele.
Il magistrato, da sette anni alla Procura di Napoli è contento e soddisfatto. Gli avevano promesso, che prima di uscire di scena, gli avrebbero consegnato Michele Zagaria. Glielo consegna per pacco natalizio, strenna sotto l’albero di Natale, indovinate chi? Ma sì, il segugio Vittorio Pisani, ex capo della Squadra Mobile di Napoli, scivolato su una buccia di banana ed inquisito. Anzi rinviato a giudizio. Nientemeno! Colpevole di niente. Questo lo decideranno i giudici. Un’invenzione dei suoi nemici, dei suoi detrattori. Ci sarebbe da sorprendersi? Lui non appartiene alla zona grigia, ai colletti bianchi. Lui è un fedele servitore dello Stato. Questa, è la nostra opinione. C’era da stanare il capo della camorra, ma nessuno ce la faceva. Ovvero nessuno si assumeva questa grossa responsabilità. Ben sapendo che “dopo” sarebbero guai, pene e dolori. Ma Vittorio Pisani, lo aveva messo sul conto. Quando tocchi la borghesia mafiosa, quando tocchi la Camorra, Cosa Nostra, la ‘ndrangheta, la SCU e i Basilischi, te la fanno pagare cara. Perché, comunque cade tutto un sistema di potere, di alleanze, complicità, connubi, collusioni, comitati d’affari, reti di famiglia, alveari e vespai. Una ragnatela, che non finisce più. Loro, sanno quali leve devono muovere per farti cadere. C’era da andare ad arrestare il capo del clan dei Casalesi, il nuovo re della Camorra, Michele Zagaria, inserito nello speciale elenco dei trenta super-latitanti del Ministero degl’interni. E chi ti mandano a prenderlo? Ma sì, Vittorio Pisani. L’unico che possa farlo. Equilibri comunque precari, che si reggono su un tenue, sottile filo, destinato a spezzarsi. Ci sono le crisi in agguato. Crisi economica, finanziaria, politica, medica, militare, di casta e via di sèguito, che influiscono eccome sugli equilibri.
Il mito di Michele Zagaria, non è tramontato, perché ancora ci sono i processi. Tanto spazio sui giornali, televisione, radio, aule dei Tribunali e galera. Il “dopo Zagaria” invece è già cominciato. Morto il re, viva il re. Già si tengono i summit per decidere il successore. I suoi avvocati sono già al lavoro per ridimensionare la sventola. Per quanto sarà possibile. Intanto è partito per il 41 bis. Il resto verrà da sé. Questo è anche il momento degli applausi, dei pianti, degl’isterismi, delle grida sugli opposti fronti. Quello del male, dove si applaude il parente incappato nelle maglie della Giustizia, per incoraggiarlo ad affrontare la triste realtà quotidiana; specialmente per il “dopo”; e parenti, amici e conoscenti presi dall’idrofobia, che urlano ed imprecano, maledicono ed inveiscono contro la macchina della repressione. Applausi ironici ricevono anche Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, ma sono ironici e sardonici. Quello del bene, dove si applaude per l’ottimo risultato, dopo tanti stenti e sacrifici fisici e morali, il salto del pranzo e della cena, le corse, lo stress, turni massacranti, perlustrazioni, pedinamenti, tallonamenti; di giorno e di notte, dodici mesi all’anno, il logorio per il mancato successo; magari per un niente; per questione di pochi, fatali secondi. Sacrificando i propri hobbies, le proprie esigenze. Talora a discapito anche di moglie e figli. Anche qui si urla, ma in segno di gioia. Per scaricare la rabbia, la tensione. Scene di pianti ed applausi da parte dei parenti delle vittime, che finalmente ottengono giustizia.
Di parenti degli agenti caduti sul posto di lavoro, vittime del dovere; uccisi dalla mafia.Gli8 agenti si sbracciano, si abbracciano, urlano di gioia. Hanno mille ragioni per farlo. Ci sono lì, gli agenti della Squadra Mobile di Caserta, guidata dal primo dirigente Angelo Morabito; quelli della sezione di Casal di Principe, retta dal vice-questore aggiunto Alessandro Tocco e quelli della Squadra Mobile di Napoli, galvanizzata dal primo dirigente Andrea Curtale; Il pm della Dda di Napoli, Catello Maresca, il direttore del Servizio Criminalità Organizzata, Gilberto Calderozzi. Franco Gratteri, direttore del Nucleo Anti Camorra sono col morale alle stelle. Non fa eccezione Piero Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia: “Con la cattura di Michele Zagaria si è certamente tagliata la testa dei Casalesi, l’unica rimasta dopo l’arresto di Antonio Iovine”. Senza nulla togliere al vice-questore aggiunto Luigi Del Gaudio, dirigente del Commissariato della P.S. di Aversa, che tanta parte ha avuto nel preparare il terreno fertile. Sulla carta un piccolo aiutino; in realtà, la leva che ha sollevato il mondo. Ma di questo i giornali fanno finta di non accorgersene. Non è giusto! Con le dovute proporzioni, bisogna dare a Cesare, quel che è di Cesare. Sebbene un pentito di camorra Roberto Vargas in pubblica udienza avesse sibilato qualcosa. E tra il pubblico…”Per Zagaria è finita:o lo ammazzano o lo fanno catturare”. Il bunker segnalato da un confidente, in casa di un commerciante ad Aversa non c’era. Ma stavolta nella casa di proprietà di Vincenzo Inquieto, fratello di quel commerciante c’era. Stavolta lo Stato, non pagherà i danni, come l’anno scorso, quando Zagaria, un boss cresciuto all’ombra del mammasantissima Antonio Bardellino,(“punciutu” dal mammasantissima di Cosa Nostra, Stefano Bontate) scampò rocambolescamente alla cattura per un soffio e se la fece franca.
L’Ansa riporta una dichiarazione ai microfoni di RTL 102.5 del procuratore nazionale antimafia Piero Grass:” La cattura di Michele Zagaria, capo dei Casalesi, clan da sempre vicino alla mafia siciliana, è un risultato "importante", come fu quella di Provenzano, ma ora il territorio "ha bisogno di sviluppo", per sradicare definitivamente l'illegalità. Quello dei Casalesi, è un clan che ha sposato quelli che sono i modi di operare della mafia siciliana; con cui da sempre ha avuto dei rapporti. Non dimentichiamo, che una delle famiglie che faceva parte di Cosa Nostra siciliana, era proprio quella dei Casalesi. Questo dà l'esatta misura di come il risultato sia importante. Possiamo paragonare a una cattura non dico eguale, ma nell'ambito della camorra molto simile a quella di Provenzano e quindi una cattura epocale sotto questo profilo. Abbiamo tagliato la testa dell'organizzazione però bisogna stare attenti e bisogna continuare, soprattutto a cercare le miriadi di affari, di imprese che avevano messo insieme non sono nel territorio della Campania ma in tutta quanta l'Italia. Sappiamo che ci sono ramificazioni e presenze in gran parte d'Italia e in moltissime regioni del centro e del nord". Riferendosi poi a quanti a Casapesenna, paese del boss, hanno parlato ieri di un "giorno di lutto" , Grasso ha osservato che "effettivamente bisogna capire anche questo: che spesso la camorra come la mafia, dà da vivere a tante persone, sia sotto il profilo dei lavori legali sia di quelli illegali. Quindi è chiaro che per qualcuno è venuto meno un modo per sopravvivere in territori dove ancora abbiamo bisogno di sviluppo per dare lavoro, soprattutto ai giovani". Ed ancora si legge su La Stampa:” Fino a quando, in queste zone il welfare sarà gestito dalla camorra la sfida sarà sempre difficile”
Il bunker è stata “passato” ai raggi ics, gamma, alfa, beta ed ultravioletti, risonanza magnetica e tac. Alle pareti immagini religiose, una piccola biblioteca di testi sulla malavita, compreso “Gomorra”; una biografia su Steve Jobs; un libro di Raffaele Cantone, che aveva indagato su di lui ed uno di Gigi Di Fiore del Mattino. Zagaria, aveva con sè anche due orologi di marca, tra cui un Rolex, 6800 euro in contanti e un ricco guardaroba di cui facevano parte quattro giubbotti griffati. Gli investigatori ritengono che il boss tenesse con sè computer, telefono e i-Pad perché assolutamente certo di non essere catturato. stava facendo la fine del re Mida. Tutto ciò che toccava diventava oro. Il cemento per esempio, che nella notte buia, fredda e senza luce lo stava soffocando sotto i colpi di trapano. Non era facile prenderlo. Non usava cellulari, viaggiava nascosto nel portabagagli delle macchine. Non aveva mogli, né figli o nipoti a cui badare. Controllava il clan attraverso una ristretta cerchia di persone super-fidate. Disponeva di strumenti tecnologici in grado di neutralizzare le microspie. L’arresto della primula di Casapesenna è stato preceduto da un’operazione molto importante “Il principe e la ballerina” connessa con le indagini contro il clan dei Casalesi. La ballerina, sarebbe la scheda elettorale, che fa luce infatti su ipotesi di voto di scambio per le amministrative 2007 e 2010 nel comune di Casal di Principe. Partita dalla Procura di Napoli e diretta dalla Direzione Investigativa Antimafia, diretta dal capocentro Maurizio Vallone che ha visto decine di arresti e oltre 70 indagati tra la Campania, il Lazio, la Toscana, l’Emilia Romagna, la Lombardia ed il Veneto. Nell’indagine sono invischiati anche politici, personaggi del mondo imprenditoriale e bancario di tutta Italia, personaggi del mondo bancario ed imprenditoriale.
A partire dall’on Nicola Cosentino, accusato di avere fatto pressioni su funzionari di una agenzia Unicredit di Roma; colpito da una richiesta di autorizzazione a procedere all’arresto con l’accusa di essere il referente politico del Clan dei Casalesi. Il parlamentare, già sotto processo a Santa Maria Capua Vetere, per concorso esterno in associazione camorristica. Secondo l’accusa il parlamentare del Pdl avrebbe anche imposto al dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di dare via libera alla concessione per la costruzione del centro in violazione di tutte le norme urbanistiche. La richiesta di arresto per Cosentino è firmata dai pubblici ministeri Antonello Ardituro, Francesco Curcio, Giovanni Conzo ed Henry John Woodckock, il blitz che ha portato al fermo di 55 indagati dal gip Egle Pilla.L’operazione denominata “il principe e la ballerina”, dove la ballerina sarebbe la scheda elettorale, fa luce infatti su ipotesi di voto di scambio per le amministrative 2007 e 2010.
Si è parlato tanto in queste ore della funzionalità efficienza ed efficacia del “Modello Caserta”, in grado di sbaragliare la mafia napoletana e per traslazione di altre mafie. Riteniamo a tal proposito di non ledere la dignità ed il prestigio di nessuno se, in questo contesto inseriamo a pieno titolo, uno degli autori di quella stagione, che sta continuando a dare frutti rigogliosi, Carmelo Casabona, attuale questore di Reggio Calabria, ma anche questore di Caserta dall’ 8 gennaio 2007 al 31 marzo 2009; a cui è stata conferita la cittadinanza onoraria di Casal di Principe. Gratificato anche da altre istituzioni con una pioggia di attestati, coppe, targhe e medaglie. Carico di onori e trionfi è sbarcato in riva allo Stretto di Reggi e Messina e si avvia al terzo giro di lancetta. Non tanto per una questione di simpatia e di piaggerìa spicciola, quanto per una questione di obiettività. Per ricordare ai distratti l’opera di questo grande servitore dello Stato, che sta infliggendo colpi mortali anche alla ‘ndrangheta. Memoria minuitur nisi eam exerceas. Domenico Salvatore








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